Donnerstag, 29. Oktober 2026

The Degradation of Language and the Decline of Political Thought.

Degrado del linguaggio e scadimento del pensiero politico.  

Nell' aprile del 1946 George Orwell (al secolo Eric A. Blair) pubblicò un breve saggio intitolato:"Politica e lingua inglese" in cui descrisse il declino del linguaggio in politica e nella società del suo tempo.

Il suo intento non era  una lezione da purista del bello stile ma sorgeva dalla preoccupazione sulle conseguenze che un linguaggio corrotto finiva di corrompere anche il pensiero: pensiero e linguaggio si condizionano reciprocamente come ben sanno gli psicologi ed i linguisti.

Ed infatti il linguaggio, che potrebbe servire a far comprendere la realtà e descrivere fedelmente fatti aiutando ascoltatori o lettori a comprendere le connessioni fra eventi diversi e le loro cause,  sempre più sta generando invece opinioni  che, invece di essere frutto di ragionamento sui fatti, diventano etichette da applicare agli eventi  imponendo così come risultato finale opinioni fondate non su ragionamento ma su propaganda.

Uno degli aspetti più evidenti e preoccupanti del degrado è evidenziato dalla facilità /faciloneria con cui vengono coniati nuovi termini come etichette da applicare in senso spregiativo a coloro che si oppongono alle narrazioni dominanti (memento: "in tutte le epoche le opinioni dominanti sono sempre quelle delle classi dominanti " come si legge nell' Ideologia Tedesca  del 1848  di Marx/Engels).

Cosí abbiamo il termine "cospirazionista" / "complottista" che più vago ed indefinito non potrebbe essere: indica forse un cospiratore o una congiura o un complotto ?  Evidentemente no, poiché i cospiratori o complottisti  sono oppositori che si organizzano in segreto per rovesciare un governo o eliminare un capo di governo o personaggio al potere, come ad esempio la cospirazione di Bruto per l'assassinio di Cesare o   la congiura di Catilina e altre simili.  Ma negli anni dal 2020 in poi il termine "cospirazionista"  è stata l'etichetta spregiativa e diffamatoria, usata per marginalizzare coloro che rifiutavano di credere alle narrazioni ufficiali dei vari governi senza vedere le prove dei fatti.

Un termine analogo e ancor più perfido era quello di "negazionista": coloro che si rifiutano  di credere e chiedono prove o dimostrazioni,  in altri tempi nelle società democratiche e civili  erano  stati sempre considerati prudenti ed intelligenti (da intelligere, cioè capire e non semplicemente credere senza capire) mentre invece dalla data sopraccitata sono divenuti reietti,  nemici del bene comune ed esposti al ludibrio come privi di senno e irragionevoli.

Anche in altre nazioni e lingue si è assistito al medesimo fenomeno: in Germania l'etichetta era ad es. "Verschwörungstheoretiker",  il colmo del ridicolo poiché venne applicata a coloro che chiedevano prove e dimostrazioni per  tutte le decisioni governative  (rivelatesi poi largamente infondate).   Orbene, "Verschwörung" significa congiura, evidentemente attività segreta di gruppi di cospiratori, ma nel caso citato erano invece liberi cittadini che semplicemente chiedevano di conoscere dati e motivazioni e prove.

Ma non sarebbe stato  nello stile tedesco  lasciare il termine a metà, e quindi l'aggiunta di "teorico" rende l'etichetta ancor più ridicola nella sua apparente ma vuota forza espressiva:  ogni teoria si basa infatti su un assiona almeno, cioè su un fatto indiscutibilmente provato come ad es. la velocità immutata e costante della luce,  sulla quale Einstein ha fondato la sua teoria della relatività.

Ma nel caso specifico, che nemmeno menziono (basta il riferimento all'anno !) tanto è noto, quale era l'assioma ? Una dichiarazione infondata e rivelatasi poi falsa poiché basata su menzogne e manipolazioni di dati. Dunque era vero esattamente il contrario: i teorici (e pratici profittatori ) della menzogna erano non gli oppositori ai poteri esistenti bensì i titolari stessi del potere, i governanti al servizio appunto di interessi che sarebbe corretto appunto definire cospirativi poiché  tenuti segreti (come certe e-mail mai rese pubbliche con le quali erano stati allegramente regalati miliardi a ditte che fornivano il proprio sedicente prodotto salvavita).

Il degrado e la falsificazione del linguaggio evidenziato in questo esempio non è certo l'unico: lo stesso discorso vale in un altro ambito: il mutamento climatico è un dato di fatto esattamente vecchio come il mondo. Mai in alcun secolo passato il clima è stato immutabile, e le cause dei giganteschi cambiamenti (glaciazioni periodiche) non erano certo dovute all'attività umana, né all'uso sconsiderato delle energie fossili (non risulta che i dinosauri  emettessero CO2 in misura tale da modificare il clima).

Eppure anche in questo caso chi si rifiuta di credere  ai dati sulle supposte cause antropiche del cambiamento climatico è definito "negazionista" e se ricopre come scienziato  una cattedra universitaria viene sottoposto ad indagine da parte delle autorità politiche (non quelle accademiche !), fatto avvenuto ad es. nell'Università tedesca di Costanza ma non si tratta certo di un caso isolato.                 

E non si tratta qui di negare fatti evidenti: nessuno nega che consumare in due o tre secoli le energie fossili immagazzinate dalla Terra nel corso di milioni di anni  sia una spaventosa follia. La questione tuttavia è la misura di questo impatto sul clima. E qui i dati sono piuttosto arbitrari e andrebbero discussi e provati. Ma anche quando i fatti rivelano che avevano ragione proprio coloro che si rifiutavano di credere ciecamente,  le etichette non vengono eliminate: semel negazionista semper negazionista.

 Piuttosto si nascondono le prove scomode: ad esempio le previsioni catastrofiche sul cambiamento climatico sono state recentemente sensibilmente corrette al ribasso, ma tutto in sordina e con estrema discrezione, grazie al complice silenzio degli organi di informazione che hanno steso un pietoso velo sulla  penosa retromarcia.(2)

Un ulteriore esempio di degrado del linguaggio nell'uso politico l'abbiamo avuto infine in modo esemplare  nel febbraio 2022: è stato sufficiente imporre una narrazione vera ma circoscritta ad un solo episodio e utilizzata per celare le ragioni vere e profonde del conflitto, coi notissimi metodi della propaganda, ben illustrati dal loro teorico più famoso (Eduard Bernais, nipote del fondatore della psicoanalisi Sigmund Freud). (1)

Ridurre un fatto ad un  episodio ed evento  unico (nel caso "c'è un aggredito ed un aggressore") senza indagare le cause e i precedenti è la negazione più crassa e disonesta della verità, e se si aggiunge che per sicurezza le spiegazioni alternative sono state immediatamente oggetto di censura, ci troviamo nella medesima situazione di coloro che si arrogano il diritto di giudicare un film di cui hanno visto solo gli ultimi 5 minuti.

Nessun giudice onesto accetterebbe mai di emettere una sentenza se gli fosse vietato di ascoltare i testimoni e valutare le prove di ambedue le parti in giudizio:  ma questa è esattamente la situazione della stragrande maggioranza se non della quasi totalità dei  cittadini europei assoggettati dalla censura imposta dalla Commissaria Europea sui mezzi di informazione di una delle due parti in conflitto.

Questa censura è stata possibile grazie all'asservimento degli organi di stampa e TV ai poteri politici ed economico-finanziari, che non sono tanto pericolosi quando mentono (anche se lo fanno con regolarità) bensì sono molto più perniciosi quando occultano i fatti che contraddicono le narrazioni  imposte dai poteri che li controllano.

Formalmente dunque in Europa almeno i governi agiscono come nelle dittature fasciste, con l'unica differenza per il momento che non usano la violenza squadrista per intimidire o eliminare i loro avversari : li diffamano e li sanzionano ad es. obbligando le banche a chiudere i loro conti come ad es. avvenuto contro il giornalista e scrittore svizzero Jacques Baud, uno degli 80 così  colpiti  dalle sanzioni UE (3).

Si potrebbero aggiungere innumerevoli altri esempi di degrado del linguaggio ed in generale del discorso politico, ma questo intervento non vuole né può essere un trattato sull'argomento: mi limito quindi a questi pochi esempi che chi è interessato potrà facilmente estendere ad altri casi. Ma vale forse la pena aggiungere un ulteriore frequentissimo tipo di  degrado e falsificazione del linguaggio: l'uso degli eufemismi per deviare l'attenzione dai fatti.

Quando nel 2008 il fallimento delle banche USA (Lemann& Brothers)  fece barcollare il sistema finanziario occidentale (Cina e Federazionne Russa non furono toccati che di striscio) il termine coniato per ingannare i cittadini quale fu ? "Crisi bancaria"  o dei "subprime"  e non come nella realtà dei fatti,una  truffa evidente. Infatti in sostanza il meccanismo che originò la "crisi" fu la trovata "geniale"  di immettere sul mercato delle obbligazioni (che le banche USA ed europee allegramente offrivano ai loro ignari clienti) pacchetti di  titoli che comprendevano prestiti garantiti  e altri aleatori e speculativi per non dire illusori. In termini crudi sarebbe come mescolare miele e sterco  sperando che predomini il sapore del miele. Gli investitori si trovarono invece a digerire l'altra sostanza e qui allora l'intervento degli stati chiamati con un altro eufemismo "salvataggio delle banche": salvati furono invece gli speculatori che avevano avuto l'idea geniale e lo scotto lo pagarono i cittadini tutti.

Non invece le banche complici del raggiro, che  tanta pietà non meritavano perché se invece di perdere i capitali (recuperati grazie ai fondi pubblici loro graziosamente concessi dallo stato per "salvare il sistema")  li avessero raddoppiati nell’investimento,  nulla avrebbero dato allo stato, probabilmente nemmeno le tasse sui profitti,  mentre avendo agito da sciocchi chiedevano invece di essere "salvati".

Dunque se truffa diventa "crisi" nel linguaggio "politicamente corretto" , non ci si deve stupire che  affamare con un embargo la popolazione di un'isola nel mare dei Caraibi diventi "difesa della democrazia", cosí come l'assassinio di capi di governo in Medio Oriente diventa "liberazione del popolo dall'oppressione"  l'identica motivazione con cui è avvenuto  il rapimento di un presidente in Sud America, quando anche i più sprovveduti potevano subito capire che si trattava di ciò che poi è puntualmente seguito: la rapina delle materie prime del Paese.

Infine si deve citare quello che è l'ultimo livello del degrado linguistico e del discorso: l'uso di termini che dissimulano la violazione della logica più elementare. È il caso ad esempio del termine "Facts cheker"  (verificatore dei fatti) o anche i combattenti contro le "fake news"  o notizie false.

Verificare fatti ò notizie  presuppone infatti che il verificatore possieda la verità e confronti quindi se i fatti o le notizie corrispondono alla verità che possiede - per grazia divina o capacità divinatoria.

Non soltanto ogni filosofo, ma anche qualunque persona di buon senso  riderebbe su una tale costruzione illogica, poiché verificare significa come minimo confrontare  i dati  e le informazioni, rigettando quelli che si smentiscono per contraddizioni intrinseche o estrinseche. Idem farebbe appunto come già esplicato sopra, un giudice:"audiatur et altera pars" (sentiamo anche l'altra parte).

Ma i "facts checkers"  procedono invece come il Ministero della Verità descritto da George Orwell nel romanzo "1984" , un angosciante racconto  distopico che sembra ora addirittura superato nel peggio.  

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1) Propaganda: come manipolare l'opinione pubblica ( ediz. origin. inglese 1928).

2) https://www.quora.com/Why-have-the-IPCC-prediction-models-performed-so-poorly-predicting-global-temperatures

3)  L’8 ottobre scorso il Consiglio dell’Unione europea ha rinnovato il regime di sanzioni contro le “attività destabilizzanti” della Russia, che riguarda 80 persone e 20 entità.Inserito in questa lista dal 15 dicembre 2025, il 71enne residente a Bruxelles è accusato dei suoi interventi su media definiti filorussi e della diffusione di “teorie del complotto”.   Chiunque abbia letto i suoi libri si è reso conto che tutte le fonti da lui citate sono esclusivamente occidentali e nessuna russa, ma tant'è, i ministri degl i esteri degli stati UE non tollerano che un colonnello che l'ONU aveva impiegato in missioni di pacificazione in vari Paesi pubblichi documenti che smentiscono clamorosamente la narrazione dell'UE  nello specifico caso russo-ucraino.  

https://www.swissinfo.ch/ita/ue-prolunga-di-un-anno-sanzioni-contro-jacques-baud/92271309

 

Donnerstag, 24. Juli 2025

In difesa delle lingue quali luoghi di identità. 

La lezione del poliglotta e Premio Nobel letteratura Elias Canetti : sua attualità in epoca di linguicidi.


Una delle opere di Elias Canetti ,la cui lettura mi aveva profondamente commosso era stata la prima parte della sua autobiografia, “Die gerettete Zunge” (“La lingua salvata”).

Un’opera quanto mai attuale di questo scrittore poliglotta, di cui oggi ricorrono 120 anni dalla nascita in Bulgaria, in una città dove “in un solo giorno si potevano sentire sette o otto lingue”. Canetti tuttavia sempre si identificò nella lingua tedesca quale lingua madre nel vero senso della parola poiché l’apprese appunto non da bambino ma già quasi adolescente dalla madre e con un metodo che farebbe arricciare il naso ai moderni glottologi, ma che si rivelò tanto efficace da aprirgli la strada al Nobel per la letteratura col suo primo romanzo in lingua tedesca “Die Blendung” (“Auto da Fe” il titolo dell’edizione sia inglese che italiana).

L’episodio da cui si origina il titolo ha a che fare con la lingua intesa in senso anatomico: l’amante della sua governante minacciava quotidianamente Elias allora infante del taglio della lingua se avesse rivelato la frequentazione amorosa. Ma a questo significato occasionale è unicamente l’inizio della riflessione che porterà Canetti a considerare il legame stretto fra identità e lingua. Sappiamo che rifiuterà di usare l’inglese che pur bene padroneggiava per le sue opere letterarie rimanendo fedele invece al tedesco che per lui era una lingua conquistata con un apprendimento faticoso e volontario e grande passione e non acquisita da bambino come era avvenuto per il ladino ed il bulgaro.  

La difesa del tedesco divenne nel suo caso ancora più energica quando, fuggendo dalla barbarie hitleriana, considerò un suo dovere e punto d’onore difendere e distinguere il tedesco come lingua di cultura dall’immagine di essa come lingua del regime hitleriano. 

Questo è il modo corretto di identificare nelle lingue i valori culturali e tradizionali al di là ed indipendentemente dall’uso politico di date epoche: non perché nel periodo hitleriano ad es.,  si straparlava di “Kriegstüchtigkeit”, concetto che oggi torna quotidianamente nei discorsi degli attuali governanti tedeschi (1) , la lingua tedesca doveva o deve essere aborrita: vale cioè la distinzione fra strumento e uso. 

 

Canetti avrebbe oggi molto da insegnare in materia di rispetto delle lingue all’UE. 

Se notoriamente tutti i regimi fascisti hanno sempre avuto come prima misura coercitiva la dominazione linguistica di un solo idioma nazionale sopprimendo tutte le lingue delle minoranze (cosí fu del sorbo in Germania nel periodo hitleriano, del catalano e del basco in Spagna nel periodo franchista, cosí cercò di fare anche Mussolini scimmiottando Hitler e Franco (facendo cambiare addirittura la toponomastica in lingua francese o slava) e in modo ancor più ridicolo i nomi di artisti (Louis Armstrong doveva essere chiamato “Braccioforte”) .

Ma nel caso dell’UE la contraddizione è ancor più perfida da un lato e ridicola ed insensata dall’altro. Una direttiva europea stabilisce ad esempio incentivi e finanziamenti per le lingue a rischiosi scomparsa o comunque minoritarie. Ad es. in Piemonte vengono finanziati corsi di lingua occitana, quella che ritroviamo anche in una famosa terzina dantesca e che era una delle più antiche lingue letterarie prima delle crociate papali contro gli “eretici” Albigesi e Catari che fortunatamente non venne cancellata nonostante i ripetuti massacri.

Così è di molte altre lingue minoritarie giustamente tutelate: ma sempre con meno impegno ed entusiasmo. Ad esempio la richiesta del governo spagnolo di annoverare fra le lingue ufficiali dell’UE sia il catalano che il basco è stata rifiutata dalla Commissione UE con la motivazione dei costi che comporterebbe, calcolati in 132 milioni di euro annuali per interpreti e traduttori. Sembra una cifra notevole, ma insignificante rispetto agli 81 miliardi di euro prelevati dal bilancio dell’UE ed inviati al governo ucraino, che nella prima legge emanata dopo il colpo di stato USA nel 2014 abolì l’uso della lingua russa parlata da tutti gli ucraini (compreso l’attuale decaduto presidente !). Dunque come il basco e il catalano parlate da circa 10 milioni di abitanti non meritano di essere riconosciute lingue ufficiali dell’UE.  Lo sono invece le lingue di Lettonia, Estonia, Lituania, Slovenia e Malta che non raggiungono in totale gli 8 milioni e mezzo. Ma i fondi  che mancherebbero per il basco ed il catalano si trovano invece per finanziare la vittoria di un governo come quello ucraino che ha come obiettivo la cancellazione della lingua russa parlata appunto da oltre 8 milioni di cittadini come prima lingua (ma di fatto utilizzata da tutti fin quando non venne vietata).

L’ipocrisia dell’UE è dunque al culmine dal momento che ad es. nel 2022 ha investito 81 miliardi per cancellare il russo ma rifiuta di investire lo 0,16 % di questa somma per conferire lo status di lingue ufficiali a basco e catalano.

 

Ma tornando alla concezione di Canetti  sulla funzione delle lingue ecco un’opinione apparentemente contradditoria per uno scrittore che ha come unico strumento appunto la lingua: “Ho capito che le persone si parlano ma non si capiscono; che le loro parole sono spinte che rimbalzano sulle parole degli altri; che non c'è illusione più grande della convinzione che il linguaggio sia un mezzo di comunicazione tra le persone. Uno parla all'altro, ma in modo tale da non capire se stesso... Come palle, le esclamazioni rimbalzano avanti e indietro, sferrano le loro spinte e cadono a terra.”(2)

Ma la contraddizione è soltanto apparente e si spiega con l’altra funzione linguistica, quella dell’identità: i parlanti sono essi stessi distinti  individui proprio per l’uso personale della lingua con cui si identificano. Ma anche qui, paradossalmente, come teorizzato nel romanzo già citato (Die Blendung) Canetti descrive una funzione anticomunicativa della lingua, quella che chiama appunto la “maschera acustica”, cioè la scelta di uno stile di linguaggio individuale finalizzato a coprire, mascherare la vera identità distinguendosi e dissolvendosi nella massa. Sappiamo che Canetti usava trascorrere molto tempo ad ascoltare conversazioni in locali pubblici o con persone di sua conoscenza cercando di raccoglierne e catalogarne le peculiarità, un qualcosa di analogo a quando faceva Leoš Janáček trascrivendo in notazione musicale i tratti melodici e ritmici delle conversazioni che ascoltava nelle situazioni quotidiane più disparate (3).

In questa epoca non soltanto di genocidi ma anche di linguicidi vediamo riconfermato il valore centrale del linguaggio umano, nelle sue infinite varianti di lingue, di stili e di usi idiosincratici come costruzione di identità e quindi in definitiva come tratto essenziale umano.

Privare una nazione o un gruppo etnico anche una persona  della propria lingua è un crimine ed è anche, come nell’esempio ucraino, all’origine di conflitti insanabili.

Negli anni ’90 la linguista finlandese Tove Skuttnab-Kangas (scomparsa nel 2023, che ebbi l’onore di conoscere di persona) aveva coniato il termine  “Linguicide”, linguicidio per designare gli attacchi distruttivi alle lingue minoritarie ed in particolare degli immigrati. In particolare nel caso tedesco aveva provocativamente affermato che in Germania erano stati più efficienti nell’estirpare il curdo non le dittature turche in patria ma gli insegnanti tedeschi che  consigliavano ai genitori immigrati dalla Turchia di non parlare il curdo coi figli ma solo il tedesco.  Orbene, o per ignoranza delle dinamiche di apprendimento da parte di docenti o per repressione da parte dell’autorità, le lingue tutte sono costantemente in pericolo e non soltanto per un divieto d’uso ma per un loro sgretolamento imposto dai media che impongono ciò che si può dire e coniano in continuazione termini finalizzati a nascondere i fatti ed a impedire che con ragionamento logico i cittadini scoprano le contraddizioni della progressiva censura, in altre parole la chiusura degli ambiti che possono essere messi in discussione per convogliare il pensiero nella direzione voluta dai governanti, che siano essi veri detentori del potere o semplici marionette al servizio di altri superiori poteri che li manovrano.

Dunque libere lingue in libero Stato e resistenza contro ogni forma di recinzione e soppressione delle opinioni.

 (1)     “Kriegstüchtigkeit” è termine composot da due lemmi: Krieg = ”guerra” e “Tüchtigkeit” = capacità, competenza. Dunque la traduzione in “capacità bellica” è un ossimoro poiché unisce due concetti opposti, uno negativo, la guerra, l’altro positivo, la capacità. Il termine era già in uso nell’epoca prussiana (la Prussia non era “uno stato difeso da un esercito”  ma un” esercito mantenuto da uno stato”).  L’uso di questo termine servì poi a giustificare il riarmo del Reich tedesco come grande potenza nell'Europa centrale e dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale venne ripreso nella propaganda del nazionalsocialismo. La fusione di capacità bellica e capacità difensiva ritorna ai giorni nostri in funzione ancora più aggressiva poiché predomina la dimensione aggressiva (sconfitta strategica della Russia). 

(2)     In: Manfred Durzak,Gespräch über den Roman. 1976, S. 90 

(3)    Cfr. Otakar Nováček, Leoš Janáček a jeho teorie nápěvků mluvy, 1941 (L.J. and his theory of speech melodies).


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