Samstag, 28. Dezember 2013

Biedermann und die Brandstifter / Omobono e gli incendiari. Considerazioni di fine anno 2013.  


Sarà per deformazione professionale, ma quale filologo attribuisco maggiori capacità di interpretazione della realtà - e spesso di previsione ­dei futuri sviluppi - alla letteratura rispetto a tutte le altre discipline umane e scientifiche. Il letterato – che spesso ha anche una formazione scientifica o per lo meno conoscenze in altri settori non letterari[1] combina capacità non comuni di osservazione con l’immaginazione e non ha problemi nel trascendere la realtà e le sue regole apparenti. In un certo senso la letteratura, essendo libera nella creazione di “mondi possibili”, va anche oltre la filosofia poiché non è vincolata o finalizzata alla creazione di sistemi severamente coerenti: le proprie creazioni sono sempre “opere aperte” che consentono interpretazioni diverse.  Ma giustamente lo stesso metodo scientifico deve riconoscere i propri limiti, come ricordava Albert Einstein: “Quando le leggi matematiche si riferiscono alla realtà non sono certe, e se sono certe non si riferiscono alla realtà”.  
Per interpretare ciò che sta avvenendo in Europa con una nuova forma di fascismo strisciante che avvolge tutte le istituzioni  ho trovato utile rileggere il dramma di Max Frisch. Non ne conosco la traduzione italiana, il cui titolo mi pare ridicolo: sul nome Biedermann (usato per primo da un poeta di Radolfzell am Bodensee, Viktor von Scheffel in tutt'altro contesto) sarebbe interessante dilungarsi, coi riferimenti al periodo “Biedermaier” (poi scritto “Biedermeier”) e ben noto nella storia dell’arte.  Qui è sufficiente ricordare che il protagonista è un esponente della media borghesia, proprietario di una piccola manifattura di una lozione per capelli, il cui successo di vendita è dovuto unicamente alla pubblicità e giammai alle intrinseche virtú (come afferma lo stesso produttore signor Biedermann, i compratori  “potrebbero mettersi sui capelli la propria urina, farebbe lo stesso effetto”.
La trama del dramma in breve: due incendiari riescono con inganno e spacciandosi per poveracci ad ottenere la fiducia e l'ospitalità dell’industriale e di sua moglie, soprattutto a motivo della cattiva coscienza e dal desiderio di giustificare la propria mancanza di scrupoli (un suo dipendente licenziato in tronco si è impiccato per disperazione). E gli incendiari iniziano ad immagazzinare benzina nel sottotetto della casa dell’industriale, che si rende conto sì di ciò che i due stanno preparando ma finge di non sapere e di non vedere sperando che il problema si risolva da solo. Come c’era da aspettarsi la casa va in fiamme e i protagonisti all’inferno.

Su questo dramma, forse il più noto di Max Frisch, non si contano le interpretazioni (scolastiche e non), facilitate dal fatto che la prima stesura era motivata dalla presa del potere comunista in Polonia e nei Paesi dell’Europa orientale satelliti dell’Unione Sovietica, ma successivamente venne interpretata come parabola sull’ascesa del nazismo. 
Pur distanziandosi da Bertold Brecht e dai suoi drammi didattico-moralistici (Lehrstücke: nel sottotitolo Max Frisch scrive infatti “Ein Lehrstück ohne Lehre”, un aforisma per dire un dramma moralistico senza morale) e fatta salva la pluralità di significati e di interpretazioni, è innegabile che il dramma può essere legittimamente interpretato come  parabola della rinuncia per amore di quieto vivere,  per interessata complicità, per incoscienza e per la somma di tutte questi ed altri colpevoli atteggiamenti di una parte della borghesia incosciente e/o incapace di attivarsi per contenere l’ascesa di un sistema autoritario e criminale che alla fine si rivela come autodistruttivo e nel quale tutti figurano come perdenti. 

L’eurodipendenza e il feticismo della difesa ad oltranza della moneta unica anche da parte dei governi dei Paesi che ne subiscono le conseguenze più devastanti ricorda da vicino l’atteggiamento del protagonista del dramma di Max Frisch.
Ma il paragone non si ferma alla moneta unica. La guerra è per ora quasi soltanto economica (in Europa) ma non sono da trascurare gli aspetti di preparazione militare, i tentativi di ritorno alla "Guerra Fredda" e i conflitti nei Paesi limitrofi in cui gli Stati europei intervengono per lo più peggiorando le situazioni (v. Libia e probabilmente Mali, Sudan, ecc. ecc.).  C'è voluta la riluttanza del Congresso USA e l'astuzia di Putin per scongiurare una ancor più grave carneficina in Siria, dopo che i soliti ignoti avevano iniziato a sostenere militarmente i ribelli, rivelatisi poi più pericolosi del dittatore dichiarato decaduto ma sempre più saldamente al potere. 
Anche le esportazioni di armi nelle aree conflittuali inoltre assomigliano ancor più da vicino al procedere degli incendiari di Max Frisch. Secondo il (Sipri- Stockholm International Peace Research Institute) fra il 2006 ed il 2010, il totale delle esportazioni mondiali di armi vedeva ai primi cinque posti dopo USA (30 %) e Russia (23%) ben tre Stati europei ( Germania 11%, Francia 7%, Gran Bretagna 4%). In Germania non si è ancora sopita la critica alle massicce forniture di armi automatiche e carri armati nei Paesi del Medio Oriente e segnatamente all’Arabia Saudita, ma intanto nel 2013, per un valore di circa 9 miliardi di euro, 240 container con 15.000 tonnellate di munizioni sono partiti dal porto di Amburgo. 
In particolare preoccupante la tendenza all’esportazione di armi individuali (pistole e fucili) nei Paesi non NATO risulta triplicato dal 2011 (dal 7%  al  21%  del totale), armi che sembrano appositamente prodotte per fomentare o comunque per alimentare le guerre civili.

C’è dunque più di un motivo per rileggere la realtà di questo periodo sulla scorta del dramma di Max Frisch. Per poi iniziare ad un impegno diretto per ricostruire la lesa democrazia e a forme di civile resistenza se necessario per bloccare questo perverso cammino verso la miseria, la distruzione e la preparazione dei conflitti: la letteratura può infatti servire da strumento di comprensione ma il suo ruolo finisce qui, poi serve l’impegno politico.  



[1] Max Frisch, l’autore del dramma che richiamo nel titolo, era architetto, Carlo Emilio Gadda era ingegnere, Primo Levi ingegnere chimico, Paul Valery era anche un matematico oltre che avvocato, Friedrich Schiller era un medico come anche Georg Büchner, Ernesto Sabato un fisico e pittore oltre che scrittore.
In fin dei conti potrebbe risultare che i letterati  puri sono in tutte le culture una minoranza rispetto a quelli che oltre alla formazione o attività letteraria hanno avuto anche una formazione scientifica (che l’abbiano praticata o meno è secondario, cosa che vale anche per anche altre espressioni artistiche: Carlo Levi era medico ma lavorò unicamente come pittore).
Interessante notare come un gran numero di letterati abbiano avuto una formazione giuridica (da Goethe a Kafka,
per esempio, ma in tutte le nazioni e culture si trovano scrittori con questa combinazione di interessi/formazione). La cosa non stupisce, poiché la letteratura è fondamentalmente un’arte basata su tre funzioni: saper analizzare la realtà cogliendo aspetti generalmente inosservati, saper collegare le osservazioni in modo creativo immaginando possibilità diverse da quelle reali, saper descrivere il risultato delle osservazioni riflessioni usando la lingua in maniera eccellente.
L’avvocato ha tutti i presupposti per riuscire in questo intento poiché ha una sensibilità ed abilità retorica  particolare per la lingua (il suo strumento di lavoro), è addestrato a trovare aspetti non evidenti della realtà che poi potrà sfruttare per ricostruire con la sua arringa il “mondo possibile”  da presentare al giudice come “mondo reale” , cioè una ricostruzione dei fatti in cui il proprio cliente ha ragione e l’opponente ha torto. Sostanzialmente dunque la costruzione di “mondi possibili”  è l’identica attività sia che la svolga uno scrittore per comporre un romanzo o un dramma o un avvocato (o PM)  per far assolvere (o condannare) un imputato.        

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