Freitag, 26. Februar 2016

“Asylpaket II.”: l’occasione perduta per la Germania … e per l’Europa.

La Cancelliera Merkel ha dovuto far marcia indietro rispetto alle sue precedenti posizioni umanitarie in tema di accoglienza rifugiati. Inutile nasconderlo, nel suo partito stavano prevalendo gli antagonismi per impedirle una unteriore nomina alle prossime elezioni. Meschini e volgari complotti interni di un partito che pur ha nella sigla dell'Unione i due termini C=cristiano e D=democratico, difficile decidere quale dei due sia più fuori luogo, viswto che la partita per il potere viene giocata  sulla pelle dei rifugiati. È un'ulteriore sconfitta per il ruolo che la Germania di fatto aveva assunto nel bene e nel male in Europa, inserita in una ancor maggior crisi che investe l'UE stessa.   
Lacerata dalla crisi finanziaria dal 2008, che non ha voluto risolvere con intelligenza riconoscendo l’errore madornale della prematura moneta unica, l’Unione Europea si è ostinata  a mantenerla contro ogni sensata analisi economica ed ha dovuto di conseguenza mettere in atto le note misure di “salvataggio” che hanno avuto come esito la crescente concentrazione di ricchezza  in poche mani e l’impoverimento crescente delle masse, unito alla disoccupazione.
Se ai circa 30 milioni di disoccupati forzati nell’UE fosse concesso di lavorare in progetti economicamente sensati la maggior parte dei problemi in tutti gli stati sarebbero risolti.
Nuove tecnologie per energia pulita, agricoltura biologica, risanamento dell’ambiente con eliminazione dell’inquinamento, ricerca e tecnologie industriali con sempre più marcata riduzione delle emissioni nocive, maggiori investimenti in cultura e scolarizzazione, ecc. ecc.).  Sarebbe stato un guadagno per tutti: per i lavoratori un aumento del potere d’acquisto con  parallela crescita del gettito fiscale e quindi con l’automatico recupero dei capitali investiti e riduzione del debito pubblico,  fine della rapina a danno dell’ambiente e ammodernamento delle istituzioni educative a tutti i livelli.
Non si sarebbe trattato di una novità, infatti esattamente questo era il programma dei Padri Fondatori  dell’Unione Europea che nel 1956 firmarono il noto trattato di Roma. .
Questa nobile intenzione originaria è stata volgarmente tradita dai successivi gnomi politici che si sono impadroniti delle istituzioni dell’ UE: costoro si sono prostituiti al diktat del grande capitale delle multinazionali che controllano con le loro lobby (oltre 15.000 lobbisti cioè portavoce degli interessi privati delle multinazionali risiedono a Bruxelles e controllano ad ogni passo i parlamentari europei ed i funzionari tutti, dettando loro le leggi da approvare. Per stessa ammissione di alcuni di questi politici sappiamo che la stragrande maggioranza delle norme dell’ UE sono state redatte dai gruppi d’interesse privati e tutt’al più concordate coi supini parlamentari e con la Commissione Europea (che è un organismo non elettivo e quindi sottratto ad ogni controllo democratico).
Ultimamente per garantirsi la totale libertà  di imposizione il trattato dell’UE con gli USA (TTIP) viene esclusivamente preparato in segreto. Un metodo che ricorda da vicino la modalità con cui i piani economici quinquennali nell’Unione Sovietica venivano decisi dal Politburo e poi semplicemente approvati per acclamazione  dalle comparse che sedevano nella Duma, il parlamento che doveva fingere un’ inesistente partecipazione popolare.
Il capitalismo neoliberista al quale l’Occidente in toto e l’UE in particolare si sono sottomessi si rivela sempre più per quello che a dispetto del nome è in realtà: è un sistema liberticida e predatorio al servizio di un’oligarchia  finanziaria che  prende le vere decisioni e sceglie, finanziandone le campagne elettorali, le marionette che devono poi  recitare sulla ribalta delle istituzioni politiche la parte loro assegnata per ingannare il pubblico e carpirne la buona fede. A ben vedere si tratta di una variante quasi identica al capitalismo di Stato che era stato spacciato per comunismo nel Paesi dietro la Cortina di Ferro.

In questo contesto non deve meravigliare che per deviare l’attenzione popolare dai veri problemi l’oligarchia al potere imponga alle proprie marionette politiche di cercare capri espiatori come i rifugiati. O addirittura di crearli: senza la destabilizzazione criminale dell’Afganistan, dell’Irak, della Libia e della Siria (per non citare che i casi più noti e fragranti) non  avremmo in Europa un numero di rifugiati delle attuali proporzioni.
Che questi Paesi non fossero propriamente democratici è indiscutibile (ma se è per questo non lo è di fatto nemmeno l’UE, se si va a vedere dietro la falsa facciata). Non occorre essere storici di mestiere per sapere che mai e in alcun caso una democrazia è stata possibile con interventi stranieri, ma che piuttosto è vero il contrario. Fu un colpo di Stato documentatamene orchestrato dagli USA a mettere fine al tentativo di democratizzazione di Mossadegh in Iran nel 1953, esattamente come in Cile nel 1973 con l’eliminazione del governo democraticamente eletto di Allende, sostituito dalla feroce dittatura di Pinochet.
I casi analoghi sono talmente numerosi che non basterebbe un libro anche soltanto ad elencarli tutti.

Ma torniamo al caso dei rifugiati: numerosi sì, ma non certo un problema insuperabile o tale da mettere in pericolo l’economia dei Paesi di accoglienza: anzi, tutti i calcoli eseguiti da economisti onesti hanno dimostrato che per l’UE sarebbe anche dal punto di vista strettamente economico piuttosto un guadagno, un rilancio della produzione utilizzando una manodopera giovane e desiderosa di crearsi una vita dignitosa dopo essere fuggita dagli orrori della guerra.

Il buon senso purtroppo è però merce sempre più rara in politica: ed ecco che in tutta Europa e segnatamente nei Paesi usciti da poco dal totalitarismo sovietico per garantirsi senza sforzo un consenso popolare altrimenti in diminuzione per i noti problemi creati dall’assoggettamento al falso credo neoliberista si fa leva sulla xenofobia più volgare.

I governanti dei Paesi dell’ex-Cortina di Ferro (i cui cittadini fino al 1989 potendolo sarebbero fuggiti cercando asilo in Occidente) rifiutano ora vergognosamente di accogliere quelli che per motivi ancor più gravi non soltanto fuggono da dittature ma lo fanno per salvare la vita dopo aver perduto le basi del sostentamento nelle città distrutte).
E sono purtroppo in folta compagnia, visto che praticamente tutti i Paesi dell’UE cercano di scaricare l’onere su altri. E lo fanno con le misure più insensate, come la chiusura dei propri confini, laddove anche il più sprovveduto capisce che se il centro e Nord Europa chiude i propri confini il flusso inarrestabile dei rifugiati trasformerà ad esempio la Grecia in un enorme campo di concentramento  non potendo un Paese di 10 milioni di abitanti  caricarsi di un onere che un’UE di 500 milioni si rifiuta di  affrontare. A meno che l’alternativa da nessuno menzionata sia la vera intenzione di questi irresponsabili governanti xenofobi, e cioè la speranza che i rifugiati restino nei loro Paesi (che però continuano a  riempire di armi ed a bombardare, altro che democrazia e sviluppo).
La Germania che nel 2015 ha raddoppiato le proprie esportazioni di armi, in gran parete affluite nei Paesi del Medio Oriente in guerra. La Cancelliera Merkel, che sia nei confronti dell’industria bellica che della grande finanzia speculativa si era dimostrata supina portavoce dei rispettivi ordini di scuderia, si era probabilmente messa una mano sulla coscienza per un istante quando di fronte alla tragedia umana dei rifugiati aveva dichiarato la Germania un Paese di accoglienza. Un merito che non le potrà venire storicamente negato, e che al contrario dimostra tutta l’immorale e volgare xenofobia dei suoi detrattori che avidamente si sono lanciati nella rincorsa di consenso e di voti facendo leva sull’odio verso lo straniero che come vediamo è  inestirpabile in una larga fascia della popolazione.
I roghi degli stabili in corso di ristrutturazione per accogliere i rifugiati sono atti barbarici e criminali di pochi individui che sarebbe giusto rieducare mandandoli in Siria o in Irak  o Turchia e Libano a svolgere assistenza nei campi di rifugiati.  
Ma la responsabilità maggiore e meritoria di punizione più severa resta quella dei citati politici che oltre tutto hanno pure sbagliato i conti, infatti la lotta fratricida nella CDU ha finito unicamente per far perdere voti al partito intero e favorire la crescita esponenziale di partiti apertamente xenofobi: il cittadino impaurito ad arte sceglie piuttosto l’originale che non la brutta copia.  Evidentemente gli strati più ignoranti della popolazione che non sono in grado di riconoscere né le cause né i dati più semplici del problema seguono più docilmente chi grida “salvaguardiamo i confini con le armi” piuttosto di chi parla di riduzione, controllo, ripartizione in tutta l’UE dei rifugiati.
Che la Germania riunificata sia il vero potere nell’Unione Europea lo hanno ormai capito anche gli infanti, tanto velleitarie suonano le prese di posizione dei governanti degli altri Stati quando cercano di far credere ai propri cittadini di avere potere contrattuale in materia economica nei confronti della Germania. Questo potere di fatto, se gestito nell’interesse dell’Europa avrebbe potuto divenire gradualmente riconosciuto e legittimato con opportune misure di controllo.
Il clima di xenofobia crescente in Germania ,proprio perché volgarmente sfruttato per meschini fini elettorali, rimette in questione il dato di fatto della supremazia economica.  
Chi ha viaggiato nelle regioni della ex- RDT ed ha visto coi propri occhi villaggi spopolati,  complessi industriali abbandonati e fatiscenti, infrastrutture in degrado: facilmente spiegabile, visto che dopo la caduta del Muro di Berlino quasi due milioni si erano rifugiati nella Germania Occidentale. I rifugiati provenienti dal Medio Oriente non basterebbero a ripopolare queste aree ma sarebbero un primo passo verso una rinascita. Certamente sarebbe servito un grande sforzo politico ed educativo per far comprendere ai cittadini di quelle zone la convenienza dell’operazione. Invece è stato molto più facile e disonesto favorire la xenofobia per un miope e falso calcolo politico.
La Cancelliera aveva  colto questa occasione per redimere almeno in parte le sue altre riprovevoli politiche: il suo fallimento è quindi il fallimento del ruolo della Germania in Europa, così come la totale mancanza di solidarietà all’interno di tutta l’Unione Europea in tema di accoglienza di rifugiati sta minando la stessa esistenza della nobile istituzione ben diversamente concepita nei trattati originari del secolo scorso.


       

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