Donnerstag, 3. Januar 2013


"Satirical" drawings against Islam.   

I published following article on February 2006. I defend in it the freedom of opinion but I collocate this  basic right in the specific present historical context. And I find it completely out of place and basically hypocrite, then while talking about freedom, leading "self defining democratic" nations (USA, GB and their devote servants in Europe and elsewhere) lead murderous and criminal aggressions against other countries (the chief idiot in the White House at that time even used the word "Crusade", showing his deep ignorance of history).  Since then and until today there have been numberless similar aggressions (drawings, films, etc.) concealed under the label of "freedom of opinion" against the religious and cultural goods of other civilizations, particularly the Islamic. Therefore I am afraid that unfortunately this article has not lost  its sad actuality. 
  
Vignette “satiriche”. Decenza, libertá di  stampa e un pò di storia (webgiornale.de - 9.2.2006)

Da alcuni giorni rifletto sulle reazioni nei Paesi arabi, generate dall'infausta pubblicazione delle vignette "satiriche" su un quotidiano danese. Volevo scrivere  la mia opinione ma ero indeciso, tanto complesso è il problema.  Mi ha convinto a dire la mia un articolo, che condivido pienamente, scritto da Gorbaciov (La Stampa, 6.2.06), che considero l'unico grande personaggio della nostra epoca, ancorché dimenticato, uno che con la sua intelligenza politica ha cercato di dare una svolta positiva ai destini del mondo. Progetto mancato: basta pensare a chi ora gioca i destini del mondo, e permettetemi di non scriverne i nomi arcinoti, dall' Italia all'America alla Russia e altrove: che cadano tutti al più presto nella pattumiera della storia, che nessuno li rimpiangerá, sono politici "padri di tutte le menzogne".
Ho vissuto tre anni a Parigi, dove ho frequentato tutti i centri culturali della metropoli, e studiando l'arabo,  l'armeno ed il curdo ho avuto modo di conoscere attivisti sia israleliani che palestinesi, tutti dediti alle iniziative di pace fra i due popoli. Ricordo in particolare  l'accorato intervento di un ebreo dopo la proiezione in anteprima del film "Il muro" (di una regista israeliana), che disse testualmente: "I sionisti ci avevano convinti ad arruolarci per andare a difendere 'una terra senza popolo per un popolo senza terra', ed invece ci siamo accorti ben presto che era una perfida menzogna, e che ci avevano trasformati in terroristi per  compiere contro un altro popolo quello che il nostro aveva subito".
Nessuno lo zittí, forse perché era un ex combattente, anche se certamente in sala c'era qualche esponente del Mossad. Lo accompagnammo fuori dal cinema per assicurarci che nessuno lo minacciasse. Non  aveva paura. Mi disse: mi conoscono, sanno che dico il vero, ma non si sentono toccati. Sanno di poter fare tutto quello che vogliono.
Però, aggiunse, se invece di  dirle io, che sono ebreo, queste cose le dicessi tu, saresti immediatamente un antisemita.
Risposi che, storicamente, tutti i popoli mediorientali sono semiti, dunque antisemita significherebbe anche antiarabo. Mi rispose: certo, questo lo sanno tutti, ma soltanto la storia si sposa con la verità, la politica invece è una ... (e qui nominò il mestiere più antico). Una volta creati gli slogan, che sono etichette, chi ci resta attaccato é perduto. La nostra era una cultura di pace, vedete dove siamo finiti. Abbiamo spinto milioni di palestinesi nella diaspora, occupiamo odiosamente le terre altrui, siamo armati fino ai denti, abbiamo tutto quello che vogliamo, solo una cosa non avremo mai se non cambiamo: la pace, che era la base della nostra cultura!
Lo ringraziai e  gli promisi che la mia prossima lingua di studio sarebbe stata l'ebraico. Mi disse: se sai lo yiddis, ti basta. Riferii il colloquio ad amici arabi, i quali mi dissero:  ma lo sai quanti secoli hanno vissuto ebrei, arabi e  anche cristiani pacificamente  in Palestina?  No, risposi. Ebbene, non è colpa tua: i  vostri vergognosi libri di storia questi fatti non li riportano: eravamo  in pace fra di noi tutti, senza distinzione di religione, sono stati gli europei a portarci in casa la guerra. E ora che noi arabi ci difendiamo, e che i nostri fratelli  palestinesi, che non hanno altre armi e si sacrificano per liberare la loro terra dall'occupazione sionista (i deportati sono ormai quattro milioni) vengono chiamati terroristi, voi europei vi arrogate il diritto di insegnarci la tolleranza.
Dichiarai che ero dalla loro parte, per tradizione partigiana in famiglia e per convinzione personale, ma precisai la mia assoluta contrarietà agli atti terroristici, poiché oltre a colpire indiscriminatamente innocenti, in quanto a metodo di lotta pongono agli occhi del mondo le vittime palestinesi sullo stesso piano dei loro oppressori sionisti.
Ciò premesso, la  cosa che mi sconvolge e mi ripugna è il veder ipocritamente svendere come "libertà di stampa"  l'arrogante pretesa di impunemente offendere con vignette stupide sentimenti  religiosi e identificazioni culturali di  popoli interi  e di voler per somma ingiuria valutare le loro reazioni sul metro di una supposta superiore cultura occidentale.
Nessun quotidiano pubblica caricature unicamente per riempire le pagine, né tantomeno per oltraggiare i propri lettori. Al contrario, cerca di ingraziarseli e di aumentare con ciò la tiratura: e si sa che le vignette portano un messaggio immediato e più forte della stessa parola scritta. Dunque o ci troviamo di fronte ad irresponsabili o il messaggio era purtroppo voluto: sappiamo che da tempo la politica danese risulta orientata al contenimento degli stranieri, con leggi fra le più restrittive d'Europa.
E dunque la denigrazione del mondo arabo non può essere stata un episodio casuale o una semplice gaffe, ma va interpretata purtroppo in funzione della politica danese in atto. Dunque, altro che indipendenza della stampa, come invoca l'irresponsabile direttore del quotidiano!  Che le reazioni del mondo arabo siano esagerate, pilotate, aizzate dai fondamentalisti è evidente, innegabile. Non soltanto: ciò era purtroppo probabilmente anche previsto. Che senso avrebbe avuto altrimenti  la provocazione? Cui prodest? Evidentemente è stata un regalo ai fondamentalisti, ed uno schiaffo all'Islam moderato  e progressista, che da questa radicalizzazione ne esce indebolito. 
E poi, in quanto a scuola di tolleranza, suvvia, l'Europa  e l'Occidente in generale non hanno propriamente una veste candida. Abbiamo dimenticato che la nostra "superiore" cultura non soltanto ha tollerato, con tanto di decreti napoleonici e bolle papali, ma ha  vantato e praticato per secoli la schiavitú,  spopolando  un continente intero, l'Africa,  distruggendone per i secoli futuri  fino ad oggi le possibilitá di progresso ?  O che in quanto ad intolleranza e reazioni sproporzionate, nel cuore dell'Europa, 136 anni or sono non c'è stato bisogno di vignette satiriche, ma per scatenare la guerra fra Francia e Germania nel 1870 é bastata un'offesa ridicola  (chi non lo ricordasse vada a cercare nei libri di storia alla voce "Telegramma di  Ems") !
Credo che sarebbe compito dei giornalisti di tutti gli organi di stampa, il chiedere scusa ai popoli arabi per la schiocchezza commessa da un loro collega,  e umilmente cominciare ad ascoltare le ragioni di coloro che l'arrogante supremazia economica e militare dell'Occidente  considera  dall'alto in basso, ignorando che una parte sostanziale della nostra supposta "superiore" cultura  occidentale  è di matrice araba, a cominciare dai numeri. E che l'anno 1492,  tralasciando la valutazione sulla scoperta dell'America, dovrebbe essere comunque "festeggiata" come data della vergogna  per l'Occidente, poiché coincide con la caduta di Granada e la "liberazione" della Spagna dalla presenza araba. Da quel momento ebbe fine una grande civiltà  nella penisola iberica, dove arabi, ebrei e cristiani convivevano pacificamente o comunque cercavano un modus vivendi di tolleranza reciproca.
Se mi fosse concesso un appello, sarebbe il seguente: amici Arabi, Ebrei, Palestinesi e di ogni altra nazione e religione: non accettiamo provocazioni,non bruciamo bandiere.  Difendiamo invece insieme i  valori delle nostre culture, che devono essere di pace, ma combattiamo coi mezzi della cultura per evitare che il bene indiscutibile chiamato libertá di stampa venga  svenduto per turpi fini di politica interna di qualunque Paese e svilito come "libertà di oltraggio" contro  altri popoli.
Popoli privi di diritti, coi quali si può fare ciò che si vuole, e che se appare utile per mantenere la supremazia economica e militare, si possono bellamente aggredire a mano armata ed occupare, spacciando criminali violazioni del dititto internazionale come "esportazioni di democrazia".


Mittwoch, 2. Januar 2013


How reading influence your life

I wrote this memory about my relationships with reading and books on request of a group of colleagues which were looking for life reports from "passionate readers" as they though I was.  Well, maybe somebody can find some hints about what should be done and avoided in order to educate pupils to good relationships with books.  

Wie das Lesen das Leben bestimmt.


Mein Leben ist sehr stark vom Lesen geprägt worden, aber  ich habe wirklich keine Erinnerung daran, wann und wie ich das Lesen gelernt habe. Solange sie lebten, haben mir meine Eltern oft Erinnerungen aus meiner Kindheit erzählt, nie aber, wie und wann ich das Lesen gelernt habe: hatte ich Mühe oder fiel es mir leicht? Konnte ich schon vor dem Schuleintritt lesen, wie meine eigenen Kinder, oder habe ich das erst in der Schule gelernt? Vermutlich war ich in diesem Bereich weder besonders gut, noch schlecht, also ein Durchschnittsschüler. Ich weiß nur, dass ich in einem Montessori-Kindergarten war, dem ich vielleicht meine eigensinnige Einstellung zum Lernen zu verdanken habe: jedenfalls habe ich es mein Leben lang gehasst, Erklärungen zuzuhören. Immer wenn ich konnte, las ich in den Schulbüchern die Sachen, bevor die Lehrer sie erklärten, und bei den Erklärungen in der Schule beschäftigte ich mich gleichzeitig mit anderen Sachen: was mir die Ablehnung aller Lehrer brachte, vor allem auch deshalb, weil ich bei allen schriftlichen Arbeiten doch Bescheid wusste und sie mir gute Noten erteilen und mich in die nächste Klasse versetzen mussten.


Meine Eltern haben mir oft erzahlt, dass ich schon in den ersten Grundschulklassen bei jeder Gelegenheit, wenn es darum ging, ein Geschenk zu wählen, nur Bücher wollte. Mein Patenonkel und meine Patentante wussten es und ließen sich wahrscheinlich in der Buchhandlung beraten, jedenfalls erinnere ich mich, dass ich alle Bücher, die sie mir schenkten, immer gerne gelesen habe; viele dieser Bücher besitze ich noch heute.

Und ich weiß noch ganz genau, dass ich mir bei jedem Buch ein anderes Leben vorstellte: ich wollte mal Geograph und Entdeckungsreisender werden, dann Matrose, dann Ingenieur, Musiker, Flieger, später Chemiker und Physiker und vieles Andere mehr, und ich könnte heute noch mit größter Wahrscheinlichkeit die  jeweiligen Vorstellungen über das, was ich werden wollte, auf bestimmte Bücher zurückführen. Ich weiß nicht mehr genau, wieviele verschiedene Berufe ich mir vorgestellt hatte, aber ich bin absolut sicher, dass ich nie durch Lektüre zum Lehrerberuf animiert wurde. Und ich bin doch am Ende Lehrer geworden, wenngleich nach einigen anderen Berufserfahrungen.

Meine Eltern legten zwar großen Wert auf die Schule, aber sie hatten beide sehr jung ihre Eltern verloren, waren in Armut aufgewachsen, auf dem Land bei Verwandten, bei denen sie schon in der frühen Kindheit arbeiten mussten, und sie hatten deshalb lediglich die Grundschule besuchen dürfen.
Bücher hatten sie also in ihrer Kindheit nicht gehabt, und vielleicht legten sie deshalb großen Wert darauf, dass ich welche bekam, und vor allem, dass ich eine gute Schulausbildung erreichen konnte, was ihnen verwehrt worden war.

Nicht nur meine Mutter, sondern auch mein Vater las mir vor, diese Erinnerung habe ich sehr deutlich, denn es war die einzige Gelegenheit, bei der ich ihn Italienisch sprechen hörte: solange er lebte, hat er mit mir nur Piemontesisch gesprochen, eine dem Altfranzösischen verwandte Mundart, die einem nur Italienischsprechenden vollkommen unverständlich bleibt.
Auch deshalb war für mich das Vorlesen durch meinen Vater ein besonderes Erlebnis:  er kam mir dabei wie verwandelt vor. Vielleicht ähnlich wie der Priester, der in der Kirche Latein las,  nur mit dem Unterschied, dass ich das Italienische verstand,  weil dies die Sprache meiner Mutter war.

Meine Mutter war eine bekannte Schneiderin in meiner kleinen Geburtstadt und hatte eine große, aber vor allem vermögende Kundschaft, denn damals konnten sich nur reiche Leute Kleider nach Maß anfertigen lassen. Sie wurde zu den reichen Familien nach Hause bestellt, und stundenlang war sie beschäftigt, die Damen  dieser Familie zu beraten, Stoffe und Modelle zu wählen, Kleider zu messen und anzuprobieren, die dann die Helferinnen zu Hause zu nähen hatten.
Ich wurde sehr oft während meiner Grundschulzeit mitgenommen, vielleicht auch als lebendes Modell, denn ich musste mich stets festlich anziehen, mit den Kleidern, die meine Mutter nach dem letzten Modediktat geschnitten hatte, und ich durfte, während meine Mutter die Kleider entwarf und besprach, in der Bibliothek der jeweiligen Familie meine Schulaufgaben erledigen.
Ich freute mich, bei bestimmten Familien zu sein, die große Büchersammlungen hatten und mir erlaubten, die Bücher anzuschauen: ich durfte nie Bücher ausleihen, aber ich konnte beim nächsten Besuch weiterlesen. Ich hatte bald meine Auswahl getroffen, und wenn meine Mutter bestimmte Familien besuchte, bei denen die Bibliothek nicht zugänglich war, blieb ich lieber zu Hause unter der Aufsicht ihrer Näherinnen und las alte Zeitungen.
Später, als ich den Beruf des Bautechnikers lernte, habe ich bei der Planung von meinen Traumhäusern immer bei der Bibliothek angefangen, und alle anderen Zimmer diesem Zentralraum zugeordnet.

Ich las auch schon sehr früh Tageszeitungen. Wir hatten zwar keine Tageszeitung abonniert, aber für die Zeichnung ihrer Modelle brauchte meine Mutter riesige Mengen Altpapier, und das waren damals alte Zeitungen, die man in der Buchhandlung kiloweise kaufen konnte: bei allen Zeitungen fehlte ein Eck an der ersten Seite, was der Händler abschneiden und an die Zeitungsverleger zurückschicken musste, als Beweis, dass die Zeitung unverkauft geblieben war.
Ich las also regelmäßig Zeitungen, die mehrere Wochen alt waren und verfolgte oft bestimmte Ereignisse rückwärts oder vorwärts, wobei immer wieder einige Tage fehlten; also musste ich die Lücken rekonstruieren. Was mich eigentlich nicht sehr störte, denn vielmehr habe ich selbst heute nie das Bedürfnis, zu wissen, wie ein Film oder eine Geschichte zu Ende geht: ich ziehe es vor, mir den Ausgang selber zu erfinden, oder gleich mehrere dazu.
Bücher besaß ich immer zu wenige für meinen Bedarf, und ich war daher gezwungen, sie immer wieder zu lesen, bis ich  bestimmte Stellen in jedem Buch mit der Zeit auswendig konnte.
Das Lesen ist also aus ganz unprogrammierten Umständen eine der Hauptbeschäftigungen meines Lebens geworden, eine Selbstverständlichkeit. Schon als Kind - wie heute noch -  bei jedem Besuch oder Ausflug,  überlegte ich als erste und wichtigste Sache, welche Bücher ich mitnehmen sollte, falls es dort keine Lesemöglichkeit geben sollte. Und ich freute mich immer besonders darauf, wenn ich wusste, dass es bei Verwandten oder Bekannten Bücher, Zeitungen oder Zeitschriften gab. Ich las alles, was ich fand, gelegentlich sogar die Modezeitschriften meiner Mutter oder ihrer Kundschaft, meistens auf Französisch, und ich vermute, ich habe mir dabei mehr Französisch angeeignet als später in der Schule.
An die Schullektüre habe ich wenige Erinnerungen: das Lesebuch hatte ich praktisch in den ersten Wochen schon gelesen, die interessantesten Lektüren las immer wieder, so dass, wenn sie im Unterricht durchgenommen wurden, ich nicht aufpasste und mir die damals üblichen Strafen zuzog.
Die einzig schönen Texte, für die ich der Schule dankbar geblieben bin, sind die großen Epen: die Ilias hatte ich  in wenigen Wochen schon ganz gelesen, aber ich blieb trotzdem noch so stark daran interessiert, mehr vom Lehrer darüber zu erfahren, dass ich auch bei den Erklärungen noch gerne aufpasste und sogar etwas vortrug, was mir die ersten und, sowie ich mich erinnern kann, auch  die einzigen  Lobesworte eines Lehrers in meiner ganzen Schulkarriere brachte.
Ich hatte später im technischen Gymnasium eine Zeitlang einen starken Hass auf Literatur (wir mussten Literaturgeschichte lernen, Interpretationen und trockene Daten, was ich absolut ablehnte): ich konnte damals meine Versetzungen lediglich und ganz knapp nur dadurch erreichen, dass ich immer den besten Schulaufsatz lieferte und damit die stets ungenügenden Noten bei den mündlichen Befragungen ausgleichen konnte. Aber die Liebe zur Literatur kam später, auf Umwegen aber  desto stärker, zusammen mit dem Interesse an den Sprachen.
Kurz nach dem Abitur hatte ich eine der vielen Verfilmungen von Kafkas "Prozeß" gesehen. Ich weiß nich mehr, von welchem Regisseur, aber ich weiß noch ganz genau, dass ich am nächsten Tag in die Buchhandlung ging, um das Buch zu bestellen. Es war eine sehr gute italienische Übersetzung, für die Luxusausgabe, die ich heute noch besitze, musste ich das Taschengeld von mehreren Wochen aufwenden.
In den nächsten Monaten hatte ich allmählich alle Werke Kafkas einschließlich  Tagebüchern und Briefe gelesen, die ich in italienischer Übersetzung finden konnte. Ich habe also erst nach Verlassen der Schule das Interesse an der Literatur wiederentdeckt. Ein Interesse, das allmählich alles andere in den Schatten stellen sollte. Ich las in den folgenden Jahren fast ausschließlich literarische Werke, aus der italienischen und aus der Weltliteratur.
Inzwischen hatte ich meinen Wehrdiest absolviert, hatte eine Weile als Bautechniker und Landvermesser gearbeitet und war dann mehrere Jahre lang Angestellter bei einer italienischen Autofirma in Turin. Ich musste mich mit dem Bau von Prototypen, also von den neuen Autos beschäftigen, etwas, das ich nie wirklich gemocht habe. Selber habe ich immer nur alte Autos gehabt, aber am liebsten fahre ich mit dem Zug. Damals, während ich mich bei der Arbeit mit den  Zeichnungen der neuen Automodelle beschäftigen musste, sammelte ich Bücher über Oldtimer. Also, ich gebe zu, ich habe immer eine Alternative zum wirklichem Leben gebraucht.
In der gleichen Zeit beschäftigte ich mich mit Soziologie, Ökonomie und Recht. Aber nachdem ich als Werkstudent zwei Jahre lang Soziologie studiert hatte, merkte ich enttäuscht, wie ich in keiner Theorie die Antworten auf die Fragen über Mensch und Gesellschaft finden konnte, die  mich damals stark beschäftigten.
So kam in mein Leben die endgültige Wende: was ich als Kind vielleicht erahnt hatte, wurde mir plötzlich klar: erst in der Literatur, in den Werken der großen Dichter war der Schlüssel zu allen Lebensfragen.
Ich  gab meinen damals gut bezahlten Beruf auf, und fing an, Literaturen und Sprachen zu studieren - sobald ich genug Deutsch konnte las ich nochmals alle Werke Kafkas in der Originalsprache - und promovierte schließlich als Philologe. Dann wurde ich Lehrer für Italienisch und Fremdsprachen und Literaturen.

Und als Lehrer, hoffe ich, es ist mir meistens gelungen, aus meinen Schülern, wenn nicht immer begeisterte Leser zu machen, in ihnen mindestens die Freude am Lesen nicht zu ersticken. Jedenfalls habe ich immer Wert darauf gelegt, ihnen in diesem Bereich die größte Freiheit zu gewähren, egal, was sie lesen wollten: denn ich bin fest davon überzeugt, dass Lektüren das Leben verändern können, aber man kann das - zum Glück - nicht programmieren.


Per una pedagogia dal volto umano.  Quali letture giovano agli insegnanti

In the year 1990  I was requested to make suggestions for organizing stages intended to improve the professional skills  of teachers. Since I never knew a teacher who improved her/his skills after attending such stages, and also never met a good teacher who needed such stages, I restrained my self to proposing a list of useful readings...  
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Ho molto apprezzato la messa a fuoco del problema dell‘ aggiornamento  individuale dell‘ insegnante all‘ estero e delle relative letture. Il mio caso, non per merito ma per semplice fortuna è stato probabilmente diverso da quello di molti altri docenti : se invece di  finire a Costanza fossi capitato nel mezzo della Foresta Nera,  probabilmente invece di impadronirmi degli strumenti dell’analisi linguistica e letteraria studiando nella locale università avrei dedicato il mio tempo libero allo studio dell‘ ambiente boscaiolo (e gli strumenti sarebbero stati ascia e seghe invece di sintassi e filologia).

Devo però aggiungere che per mia natura (o contronatura, questo non lo so) ho sempre avuto l‘ irresistibile interesse ad occuparmi di cose lontane dal  mio ambiente più prossimo e quindi, messe da parte ascia e seghe, qualche lettura forse l‘ avrei fatta anche nella Foresta Nera.

In ogni caso  posso consigliare ai colleghi docenti che si dovessero trovare in condizioni di isolamento culturale, alcune letture rivelatesi per me graditissime nonché fonti di preziose riflessioni anche pedagogiche (piccola scelta alla rinfusa  unicamente a scopo indicativo) :

Kundera , Milan         :  L‘ insostenibile leggerezza dell‘ essere 
Lawrence, D. Herbert :  L‘ amante di Lady Chatterly
Fielding, Henry         :   Tom Jones
Casanova, Giacomo   :  Memorie
Byron,  George           :  Don Juan
Flaubert,  Gustave     :  Madame Bovary
Goethe,  Wolfgang     :  Le affinità elettive 
Anon.                         :   Fiabe dalle Mille e una Notte
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Mi fermo qui per spiegare le ragioni della scelta delle letture (o riletture) : si tratta di materiale preparatorio per la mia seconda tesi di laurea (lettere) dal titolo provvisorio „La seduzione come topos letterario ed i suoi risvolti per una pedagogia  dell‘ educazione sentimentale“, la cui idea guida è nata dalla convinzione che  nell‘ analisi della vita emozionale e sentimentale, non sono la psicologia o la psicanalisi a fornire le risposte ultime ma che invece gli strumenti necessari si trovano, tutti e da sempre, nelle grandi opere letterarie, sia di poesia che di prosa o drammaturgia. In questa prospettiva l‘ arte della seduzione, per troppo tempo relegata ai margini della moralità, diviene  un elemento centrale e qualificante dell‘ educazione e quindi  rientra fra i compiti fondamentali di una nuova pedagogia dal volto umano.
„Seduzione“  beninteso non come asservimento di altri individui ma come arte che fornisce gli strumenti per l‘ interpretazione dei rapporti interpersonali ed i mezzi per perfezionarli  a reciproco vantaggio, in posizione di simmetricità di potere.

Se l‘ idea a prima vista può sembrare peregrina, per capire come essa sia fondamentale basta pensare per un attimo alla frase con cui da sempre si designa  un docente eccellente : „sa far innamorare i suoi studenti della materia“.
Frase rara invero, come rari appunto sono quei docenti capaci di „sedurre“  i loro studenti  destando in essi la passione allo studio. Seppur appartenente ad una razza rara e forse in pericolo di estinzione (dopo la svolta „scientifica“ che ha degradato la pedagogia a tecnica delle scelte curricolari e la didattica ad umile ancella delle tecniche di comunicazione), qualche insegnante dotato di tale arte l‘ abbiamo conosciuto tutti, e se riflettiamo, le materie di cui ci siamo appassionati sono state esattamente quelle per le quali siamo stati „sedotti“ dai nostri  insegnanti. Riscoprire le tracce di tali „seduzioni“ è un compito ancora tutto da affrontare per poter costruire una metodologia di „seduzione allo studio“. Un tipo di seduzione che, se ovviamente di quelle amorose non condivide in alcun modo i fini, nella sostanza non si differenzia invece da esse per le tecniche di gestione dei rapporti interpersonali.
E ciò in tutte le culture : per un semplicissimo esempio basta pensare al metodo giapponese (Suzuki) per l‘ apprendimento del violino : all‘ inizio ai bambini lo strumento viene fatto vedere e toccare per pochi istanti, suscitando un interesse che resta insoddisfatto e quindi si autoalimenta ed autostimola senza bisogno di ulteriore motivazione. La stessa tecnica, insomma, con cui le grandi concubine o i più famosi conquistatori di cuori femminili (per metonimia = pars pro toto) gestivano i loro rapporti. E per apprendere queste tecniche, la materia più adatta allo studio, come forse riconoscerebbe anche il sociologo Alberoni, è indubbiamente la letteratura.

APRILE 1999)(word 98- Pedagogia- prolegomeni per una pedagogia della seduzione)


Humidity in apartments:  why it happens and what must be done to avoid it.

This is the first new text I write for this blog. Since my first profession was that of a building engineer, I am still interested about problems concerning buildings.
Since I could not find a satisfactory practical answer to the problem a bout the causes of humidity in the apartments I wrote this plain explanation which I believe can help to understand the problem. I have a German and Italian version only at time. a Czech and English one will follow.      
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Avvertenze e consigli pratici per l’uso dei locali, in particolare nei periodi invernali, per evitare l’umidità e la formazione di muffe con danni a pareti e mobili .                                                      (a cura di: geom. Graziano Priotto)

Per evitare la formazione di muffe esistono soltanto due possibilità: arieggiare  i locali facendo uscire aria umida ed entrare aria secca (d’inverno l’aria esterna è costantemente più secca che all’interno) o alzare la temperatura.
La strategia migliore è la combinazione corretta di queste due possibilità.
Gli accorgimenti per mantenere sano l’ambiente senza compromettere il risparmio energetico sono facili da osservare e soprattutto assolutamente indispensabili:

1)     durante la giornata ed in particolare negli ambienti dove si cucina o nei bagni: arieggiare dopo l’uso (cucina, doccia/bagno). Negli altri ambienti arieggiare energicamente per brevi periodi (dai 3 ai 5 minuti) ma frequentemente (almeno ogni due ore).
2)     anche in caso di non utilizzazione dei locali va mantenuta costantemente una temperatura minima 18°.
3)     assolutamente da evitare è il lasciare finestre socchiuse.
4)     nelle camere da letto arieggiare la sera in modo da far scendere l’umidità relativa a valori pari o inferiori al 50 % ; arieggiare poi al mattino per ridurre l’umidità  emessa dalle persone durante la notte.
5)     si deve assolutamente evitare di tenere mobili (armadi, scaffali) senza una distanza di almeno 10 cm, meglio se 20 cm dalle pareti esterne. La soluzione ideale è di piazzare i mobili soltanto contro le pareti interne. 
6)     altro frequente errore è lo stendere biancheria ad asciugare o tenere un gran numero di piante negli alloggi. Se lo si fa, occorre arieggiare con ancor maggior frequenza e mantenere la temperatura più alta di uno o meglio due gradi almeno.
L’inosservanza di questi accorgimenti può cagionare danni alla salute e danneggiare anche gravemente i locali. In caso di muffe penetrate in profondità occorre risanare i muri scrostando l’intero intonaco e rifarlo, ed i costi relativi vengono imputati agli inquilini inadempienti.
La giurisprudenza in questa materia è costante ed uniforme, cioè le sentenze una volta individuata la responsabilità degli inquilini per mancata osservanza delle regole suesposte si concludono regolarmente con una condanna al risarcimento dei danni alla proprietà poiché è relativamente facile per i periti verificare se l’umidità è strutturale (difetti dell’edificio) oppure è causata da uso errato dei locali.
Per chi desidera approfondire gli aspetti tecnici del problema unisco una tabella da me predisposta per valutare immediatamente a quale percentuale di umidità relativa e di temperatura inizia il rischio di formazione di umidità sulle pareti.

Radolfzell / Pinerolo / Praga                                                     Gennaio 2013
                                                       
  Allegato: 1


QUANDO E PERCHÉ SI FORMANO MUFFE NEGLI AMBIENTI: COME EVITARLE (a cura del geom.  Graziano PRIOTTO)

Tabella sinistra: grammi di vapore acqueo in 1 m3 d’aria in relazione alla temperatura;
Tabella destra: corrispondenza fra umidità relativa a temperatura iniziale e grado saturazione  
                        (cosiddetta “temperatura di rugiada”) in relazione al raffreddamento ed a parità di
                         altre condizioni.
C°
100 %
90 %
80 %
70
%
60
%
50 %




Umi-
dità        
relat.
%
 temperatura di condensa sulle pareti fredde
 Temperatura alla quale é misurata  l’umidità relativa 
15°
16°
17°
18°
19°
20°
21°
22°
23°
24°
24°
21,8
19,6
17,5
15,3
13,1
11

50 %
4
5
6
7
8
9
10
10
11
12
23°
20,6
18,5
16,5
14,4
12,4
10.3
22°
19,5
17,5
15,6
13,6
11,7
9,75
21°
18,4
16,5
14.7
12,9
11
9,2

60 %
6
8
10
10
11
12
13
13
14
15
20°
17,3
15,5
14,8
12,7
10,4
8,6
19°
16,3
14,7
13
11,4
9,8
8,1
18°
15,4
13,5
12.3
10,8
9,2
7,7
70 %
10
11
12
12
13
15
15
16
17
18
17°
14,5
13
11,6
10,1
8,4
7,2
16°
13,7
12.3
11
9,6
8,2
6,8
15°
12.9
11,6
10,3
9
7,7
6,4
80 %
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
14°
12,1
10.8
9,7
8,5
7,3
6,0
13°
11,4
10,3
9,1
8
6,8
5,7
12°
10.7
9,6
8,6
11,9
6,4
5,3

90 %
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
11°
10
9
8
7
6
5
10°
 9.4
8,4
7,5
6,6
5,6
4,7

( * ) Spiegazione ed utilizzazione delle tabelle:
Dalla tabella di sinistra si ricava che, ad un’umidità relativa ad es. del 70 % a 20 C° la quantità di vapore acqueo sospeso in un m3 d’aria è di 12,7 g. La stessa quantità circa di vapore (12,9) corrisponde però al punto di saturazione (100 %) se la temperatura scende ad una temperatura inferiore (15°). Questi valori sono riportati per comodità di consultazione nella tabella destra, che ho costruito eseguendo per tutti i valori l’operazione suddetta.  
 Es. umidità relativa 70 % misurata a 20° di temperatura ambiente; temperatura delle pareti esterne di tre gradi inferiore a quella dell’ambiente (cioè 17°).  Durante la notte la temperatura ambiente scende a 18° e quella delle pareti esterne a 15° (ed a livello del pavimento magari solo 14° o 13°).
 La tabella rivela che in queste condizioni la condensazione del vapore sospeso nell’aria inizia sulle superfici che hanno una temperatura uguale a (o minore di) 15°. 
Il vapore che si condensa sulle pareti corrisponde ad umidità sottratta all’aria. Quindi ad es. mentre sulle pareti esterne il vapore si condensa favorendo la formazione di muffe, al mattino l’umidità relativa dell’aria nell’ambiente risulterà falsamente diminuita: ecco perché il solo igrometro e le tabelle correnti NON spiegano il fenomeno e possono trarre in inganno. Infatti se ad es. si tratta di una camera da letto, l’umidità emessa da una persona (50 g /ora in  media) durante la notte avrà riportato l’umidità a livello iniziale (se non oltre). In base al confronto fra le misurazioni effettuate la sera e la mattina seguente la situazione potrà dunque apparire invariata o quasi, mentre in realtà una parte del vapore si è invece  condensato sulla superficie delle pareti esterne.
Questo è l’errore di valutazione più frequente compiuto da coloro che si limitano a verificare i valori segnati dall’igrometro senza aver compreso la relazione fra l’umidità dell’aria e la temperatura.

(*) NB: Le tabelle disponibili nei libri di fisica o in internet sono inutilizzabili per valutare il problema dell’umidità negli appartamenti poiché indicano unicamente le “temperature di rugiada” mettendo in relazione l’umidità relativa dell’ambiente e la sua temperatura. Non tengono cioè conto del fatto che le pareti, soprattutto quelle esterne, hanno temperature sempre più basse dell’ambiente.





Warnungen und Tipps für die Nutzung der Räumlichkeiten, vor allem im Winter, um Feuchtigkeit und Schimmelbildung und Schäden an Wänden und Möbeln zu vermeiden                                                               (von:. Graziano Priotto)

Es gibt nur zwei Möglichkeiten, um dere Bildung von Schimmel in den Wohnräumen vorzubeugen: die Räume durchlüften (im Winter ist die Außenluft immer trockener als die  innere) oder die Temperatur erhöhen.
Die beste Strategie ist die richtige Kombination dieser beiden Möglichkeiten.
Die Maßnahmen, um ein gesundes Wohnklima zu schaffen, ohne dabei Energie zu verschwenden, sind sowohl einfach wie absolut notwendig:

1)     während des Tages und vor allem in Situationen, in denen Feuchtigkeit entsteht: lüften nach Gebrauch (Küche, Bad/Dusche). Im Wohnzimmer  kräftig durchlüften für kurze Zeit (3 bis 5 Minuten), aber häufig (mindestens alle zwei Stunden);
2)     selbst in dem Fall der Nicht-Nutzung müssen alle Räumlichkeiten ständig auf einer Mindesttemperatur von 18 ° gehalten werden;
3)     absolut zu vermeiden ist das Kippen oder angelehnt lassen der Fenster (denn die einströmende Außenluft senkt die Wandtemperatur im Fensterbereich und lässt dort Schimmel entstehen;
4)     in den Schlafzimmern abends lüften, um Luftfeuchtigkeit auf Werte um 50 % oder weniger zu senken, und morgens ebenfalls die Feuchtigkeit, die während der Nacht entstanden ist zu beseitigen;
5)     unbedingt einzuhalten: Möbel (Schränke, Regale) nur mit einem Mindestabstand von 10 cm (vorzugsweise 20 cm) von den Außenwänden aufstellen. Die ideale Lösung ist, die Möbel nur gegen die Innenwände zu platzieren.
6)      ein weiterer häufiger Fehler ist: die Wäsche ausgebreitet trocknen zu lassen oder eine große Anzahl von Pflanzen in der Wohnung zu halten. Wenn dies sein muss, soll dann mit noch größerer Häufigkeit gelüftet werden und die Zimmertemperatur muss um mindestens zwei Grad höher sein.                                                        

Die Nichtbeachtung dieser Vorsichtsmaßnahmen kann zu gesundheitlichen Schäden führen und zudem zu gravierenden Bauschäden an Räumen und Möbiliar.
An den vom Schimmel befallenen Wänden muss u. U. der gesamte Putz erneuert werden, und die Kosten werden den säumigen Mietern berechnet.

Die Rechtssprechung in diesem Bereich ist nämlich konstant und einheitlich, d.h. wenn  die Verantwortung der Mieter festgestellt wird (wegen der Nichteinhaltung der oben genannten Regeln), müssen sie laut Gerichtsurteil die Gesamtkosten für die Sanierung tragen.
Und es ist relativ einfach für die Experten zu überprüfen, ob die Feuchtigkeit strukturell (Baumängel) oder durch Missbrauch der Räumlichkeiten verursacht wurde.

Für diejenigen, die über die technischen Aspekte des Problems mehr erfahren möchten, füge ich eine Tabelle mit Beispielanwendung und weitere Erklärungen hinzu. 

Radolfzell / Pinerolo / Prag                       im Januar 2013

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WANN UND WARUM BILDET SICH SCHIMMEL IN WOHNUNGEN UND WIE MAN DIES VERMEIDEN KANN                             (Graziano Priotto, Bauing. n.g.)

Linke Tabelle: Wasserdampf (in Gramm) in 1 m3 Luft bei verschiedenen temperaturen.
Tabelle rechts: Korrespondenz zwischen relativer Luftfeuchtigkeit und Sättigungsgrad (sogenannte  
                     "Taupunkttemperatur") in Bezug auf die Kühlung bei gleichbleibenden Bedingungen.

C°
100 %
90 %
80 %
70
%
60
%
50 %




Umi-
dità        
relat.
%
 Tautemperatur auf den kaltenWänden
 Zimmertemperatur bei entsprechender relativer Luftfeuchtigkeit 
15°
16°
17°
18°
19°
20°
21°
22°
23°
24°
24°
21,8
19,6
17,5
15,3
13,1
11

50 %
4
5
6
7
8
9
10
10
11
12
23°
20,6
18,5
16,5
14,4
12,4
10.3
22°
19,5
17,5
15,6
13,6
11,7
9,75
21°
18,4
16,5
14.7
12,9
11
9,2

60 %
6
8
10
10
11
12
13
13
14
15
20°
17,3
15,5
14,8
12,7
10,4
8,6
19°
16,3
14,7
13
11,4
9,8
8,1
18°
15,4
13,5
12.3
10,8
9,2
7,7
70 %
10
11
12
12
13
15
15
16
17
18
17°
14,5
13
11,6
10,1
8,4
7,2
16°
13,7
12.3
11
9,6
8,2
6,8
15°
12.9
11,6
10,3
9
7,7
6,4
80 %
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
14°
12,1
10.8
9,7
8,5
7,3
6,0
13°
11,4
10,3
9,1
8
6,8
5,7
12°
10.7
9,6
8,6
11,9
6,4
5,3

90 %
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
11°
10
9
8
7
6
5
10°
 9.4
8,4
7,5
6,6
5,6
4,7
 (*) Erläuterung zur Verwendung der Tabellen:
Die linke Tabelle zeigt, dass bei einer relativen Luftfeuchtigkeit, z. B. von 70% bei 20 ° C die Menge an Wasserdampf, die in einem m3 Luft enthalten ist 12,7 g.  Etwa die gleiche Menge Dampf (12.9), entspricht jedoch dem Sättigungspunkt (100%), wenn die Temperatur auf (15 °) fällt.
Alle Entsprechungen bei verschiedenen Temperaturen und Lüftfeuchtigkeit habe ich mit der gleichen Operation berechnet und der Einfachsheit halber in der rechten Tabelle aufgelistet.
Am Beispiel Zimmertemperatur 20 ° C und  relative Luftfeuchtigkeit von 70% und Außenwändetemperatur  um drei Grad niedriger als jener des Zimmers (d.h. 17 °) passiert noch nichts. Dies ist der Normalfall auch bei gut isolierten Häusern, vor allen muss man auch noch bedenken, dass die Temperatur  in Bodensnähe niedriger ist, als in Augenhöhe, wo sie normalerweise gemessen wird. Nachts fällt jedoch die Zimmertemperatur auf 18 °, und die der Außenwände auf 15 °, am Sockel möglicherweise 14° oder tiefer. Die Tabelle rechts zeigt, dass unter diesen Bedingungen die Kondensation des Wasserdampfes auf der Oberfläche der Außenwänden stattfindet, und zwar überall wo die Temperatur niedriger ist als 15°. 
Die Feuchtigkeit die an den Außenwänden kondensiert und die Bildung von Schimmel begünstigt, wird gleichzeitig der Luft entzogen: das Hygrometer kann daher sogar eine verringerte Luftfeuchtigkeit zeigen, während gleichzeitig die Feuchtigkeit an den Wänden „klebt“. 
Man muss außerdem noch berücksichtigen, dass eine Person im Durchschnitt während der Nacht 50 g  Wasserdampf pro Stunde emittiert, also vorbeugend soll man abends kräftig lüften, und morgens ebenfalls, damit die Feuchtigkeit aus Wänden und Bettzeug wieder in die Luft gelangt, und keine Schimmelbildung stattfindet.

(*) Hinweis: Die Tabellen in den Physik Bücher oder im Internet helfen nicht direkt das Problem der Feuchtigkeit in den Wohnungen zu beurteilen, da sie lediglich den Taupunkt bezüglich der relativen Feuchtigkeit und der Temperatur zeigen, aber der Tatsache nicht Rechnung tragen, dass Zimmerluft und Wände immer unterschiedliche Temperaturen haben.