Freitag, 17. Juni 2016

Passato ed attualità dei genocidi. L’ abuso politico del termine “genocidio” e l’ira prevedibile (o prevista?!) di Erdogan.


   Tutta la storia dell’umanità è impregnata di massacri, eccidi, carneficine, barbarie,pogrom, olocausti  e altri comportamenti efferati che non si riscontrano in nessuna altra specie del mondo animale. Sotto questo aspetto la razza umana appare come il maggiore se non l’unico  errore della creazione. Non si tratta purtroppo di fatti avvenuti in fasi storiche ormai superate dal cosiddetto “cammino della civiltà”, ma di tragedie che si ripetono puntualmente inogni epoca (ed infatti non poche sono in pieno corso e altre si preannunciano). La stessa pratica disumana della tortura è stata riabilitata divenendo prassi corrente e giustificata addirittura nel Paese che si ritiene autorizzato a “democratizzare” il resto del mondo, cioè gli USA, i cui governanti per somma ipocrisia hanno installato la loro “ Accademia Superiore di Tortura Scientifica” a Guantanamo, cioè in zona extraterritoriale per impedire ricorsi contro la violazione della propria Costituzione, e per somm aironia della storia esattamente nel Paese contro il quale gli USA da oltre mezzo secolo praticano un embargo giustificandolo con la “violazione dei diritti dell’uomo” su quell’isola.
Di tutti i termini utilizzati per i massacri, quello di “genocidio”, coniato dal polacco   Raphael Lemkin nel 1944 (dal  greco γε*νος, che significa 'razza' unito al suffisso '-cidio' (dal verbo latino caedere, 'uccidere'), è l’unico che gode di una definizione giuridica: “annientare, in toto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale” , cosí la Convenzione sulla Prevenzione e la Repressione del Genocidio (CPRG)[1] e per il quale è stata istituito anche un tribunale, la Corte Penale Internazionale (CPI).
   La pratica di sterminare i nemici non è stata dunque inaugurata dal regime nazista con le “Vernichtungskriege” (guerre di sterminio) e con l’Olocausto ma è ben nota fin dall’antichità, la troviamo già nella Bibbia, nel libro dei Giudici  (12,5-6):  dopo un combattimento, i Galaaditi volevano impedire la fuga ai loro nemici sopravvissuti, gli Efraimiti che cercavno di scampare alla morte attraversando il fiume Giordano.  Per riconoscerli facevano loro ripetere la parola ebraica “שבולת“ shibboleth (“fiume” in ebraico) e se pronunciavano la prima sillaba come “si” (dialetto efraimita) e non come “sci” (dialetto galaadita) li passavano per le armi (la Bibbia riferisce anche il numero di vittime: 42.000).
Un metodo ancora più sbrigativo venne utilizzato invece dai crociati papali contro gli eretici catari. Senza perdere tempo a distinguere fra amici e nemici, come viene riferito, l’ordine del legato pontificio  Arnaud Amaury a Bezier nel 1209 fu : “Caedite eos! Novit enim Dominus qui sunt eius “  (Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi).
I metodi coi quali si consuma il crimine di genocidio sono molteplici, uno dei più crudeli è l’eccidio per privazione di alimenti, già praticato con vanto da Giulio Cesare contro la popolazione di Alesia nel 54 a.c. (sconfitta di Vercingetorige), passando per Stalin in Ucraina (“holodomor” morte per fame, dai 7 ai 10 milioni di morti nel 1933-34), senza dimenticare quello perpetrato dalla Wehrmacht contro la popolazione civile  di Leningrado assediata e privata di rifornimenti alimentari (oltre un milione di morti dal settembre 1941 al gennaio 1944), fino alla tragedia del Biafra nel 1967-70  (due milioni di morti per fame).
In senso più ampio, se col termine genocidio si comprende la liquidazione in massa di una popolazione su base etnica, i genocidi divengono una lista senza fine: che  cos’è stata infatti la colonizzazione dell’America (Nord e Sud), dell’Africa (con l’aggravante della schiavitù, che da sola ha causato almeno 10 milioni di vittime in Africa, opera esclusiva delle nazioni cristianissime munite di autorizzazione papale [2]) se non un gigantesco genocidio unito alla distruzione di lingue e culture altamente sviluppate?

   Se infine allarghiamo -come appare equo e logico- il concetto di genocidio agli effetti di guerre di aggressione, allora dobbiamo aggiungere i 20 milioni di morti russi ad opera della guerra di annientamento hitleriana. Ma a questo punto per equità si dovrebbero equiparare all’aggressione dell’Operazione Barbarossa (Wehrmacht ed SS)  anche le guerre preventive scatenate dagli USA in Corea (3 milioni di morti), Vietnam (2 milioni) e i bombardamenti indiscriminati in Laos e Cambogia da parte dell’amministrazione di Nixon negli anni 1970 (quindi un milione di morti). E l’elenco continuerebbe se ad esso aggiungessimo doverosamente  i genocidi avvenuti in una nazione ma tollerati o ispirati da altre, come ad esempio quello della popolazione di Timor Est [3], le vittime torturate, affamate e massacrate si stimano intorno a mezzo milione.
   Per completezza non si dovrebbe nemmeno escludere la più recente invasione o guerra preventiva contro l’Irak, preceduta da un embargo che già aveva mietuto almeno 500.000 bambini vittime di fame e carenza di cure mediche in seguito all’embargo di medicinali. Dal 2003 in poi almeno un milione di morti (al quale si aggiungono le decine di morti quotidiani in seguito alla guerra civile spacciata per terrorismo): se ai responsabili dell’aggressione militare all’Irak (George Bush jr. e Tony Blair) si fossero applicati per equità i criteri del Processo di Norimberga, essi avrebbero dovuto condividere il destino di Saddam Hussein sulla forca. L’elenco è molto incompleto ma questo non è un bilancio da ragioniere sui genocidi nella storia, i casi riportati servono unicamente a documentare come la fattispecie del “genocidio” è  una costante nella storia tragica dell’umanità.
   La condanna di questi crimini è scontata, dunque non si comprende perché in maniera ricorrente i Parlamenti  di questo o quello Stato decidano di dichiarare “genocidio” questo o quell’altro crimine storico prevedendo a volte anche sanzioni per coloro che volessero negarlo. Il compito di studiare e documentare i fatti è degli storici e non rientra nei compiti di alcun parlamento decidere dove, come e quando un massacro deve essere definito genocidio. Se ciò puntualmente avviene, il motivo non è certo perché gli storici siano venuti meno al proprio dovere di documentare i fatti e misfatti del passato, ma probabilmente ci sono altri e ben meno nobili interessi in gioco.
Lo si vede con estrema chiarezza nel caso più recente, quella decisione del Bundestag che ha scatenato le ire del Presidente turco Erdogan.
Che il massacro degli Armeni ad opera dell’esercito turco sia un fatto storico assodato e documentato non lo nega nessuno. Che governanti turchi cerchino di minimizzare un crimine commesso da loro predecessori è altrettanto comprensibile anche se non giustificabile.
Imporre tuttavia con l’autorità di un voto parlamentare un marchio indelebile su un fatto storico vergognoso appare tuttavia a chiunque sia dotato di buon senso come la strategia peggiore per indurre un governo attuale a riconoscere le responsabilità storiche del passato.
Inspiegabilmente la condanna del Bundestag è avvenuta in un periodo in cui è in corso un altro massacro, questo sì tanto attuale quanto contestato dal governo turco ma confermato da tutte le fonti affidabili internazionali, e cioè la persecuzione se non il massacro della popolazione curda.
Su questo misfatto in corso non una parola da parte dei governi europei  che per i propri interessi (di bottega) hanno bisogno di mantenere buoni rapporti con quello turco. Invece di condannare il presente si condanna il passato, con l’effetto  prevedibile di spingere i cittadini turchi nelle braccia del despota Erdogan, sostenendone cosí la svolta autocratica e nazionalista. Chissà, forse il primo passo verso la demonizzazione, così come avvenuto con un certo Saddam. Viene il dubbio che l’effetto evidente (aumento della popolarità di Erdogan  nel Paese e fra gli emigrati, segnatamente in Germania) non soltanto fosse prevedibile, ma addirittura previsto: forse per silurare il patto scellerato della Cancelliera Merkel con Erdogan? Non a caso la decisione del Bundestag è stata pressocché unanime e non altrimenti poteva essere, visto che negare il proprio assenso significava negare il genocidio documentatamene avvenuto. Ma che senso ha mettere questa etichetta politica su un fatto storico?
L’Armenia è stato storicamente il primo Paese al mondo ad assumere il cristianesimo come religione di Stato (all’inizio del terzo secolo d.c.). Pochi Paesi al mondo hanno subito nel corso della storia più invasioni e massacri del popolo armeno, tanto che attualmente sono più gli Armeni della diaspora di quelli rimasti nel territorio dello Stato, resosi indipendente nel 1991 (ma tuttora in guerra e dissidio coi confinanti).
Il genocidio degli anni 1914-15 non è stato il primo, infatti negli anni 1894–1896 furono almeno 300.000 i massacrati sotto il dominio del sultano ottomano Abdülhamid II., fatti ben noti in Europa, che tuttavia rimase impassibile limitandosi a condanne verbali: l’allora premier britannico Gladstone si limitò a chiamare il sultano “grande assassino”, “innominabile turco” senza tuttavia muovere un dito a soccorso degli Armeni.
Dunque tutto fa pensare che siano stati molto meno nobili ideali ma invece bassi interessi di bottega a dettare la scelta di questo particolare momento da parte del Parlamento tedesco per applicare l’etichetta di genocidio ad un fatto storico di cui i governanti tedeschi dell’epoca erano ben informati, ma avendo bisogno della Turchia come alleata durante la prima guerra mondiale, non mossero un dito per ostacolare il  massacro degli Armeni[4].
In Germania infatti avanza il partito xenofobo e fascistoide AfD (Alleanza per la Germania), a spese soprattutto di quelli socialdemocratico (SPD) e cristiano democratico (CDU).
La politica della cancelliera Merkel, ammirabile per il coraggio con cui si è opposta alla xenofobia anti-rifugiati, ha causato evidentemente perdite elettorali, per cui alla fine essa è stata costretta al patto infame col despota turco Erdogan. Un patto che ha momentaneamente ridotto gli arrivi di rifugiati, anche se è dubbio che la tendenza sia davvero invertita (ritorni invece di arrivi).
   Evidentemente l’obiettivo del Parlamento tedesco col voto sul genocidio armeno era di boicottare e vanificare il tentativo già poco edificante della cancelliera di porre freno all’immigrazione senza ricorrere a muri e filo spinato, come vergognosamente hanno fatto invece altri Paesi europei. Innegabilmente la decisione del Bundestag, nell’evidente provocazione contro il despota Erdogan -sulle cui reazioni non poteva certo illudersi- va direttamente ad incrementare l’enorme islamofobia dilagante fra i cittadini tedeschi.  Siamo dunque di fronte a comportamenti di un Parlamento tedesco che se non sono ingenui o schizofrenici mentono nelle finalità dichiarate e perseguono fini opposti ed inconfessabili.
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[1] Cfr. http://www.unhchr.ch/html/menu3/b/p_genoci.htm  e https://it.wikipedia.org/wiki/Genocidio
[2] Il 16 giugno 1452 papa Niccolò V scrisse la bolla Dum Diversas, indirizzata al re del Portogallo Alfonso V, in cui riconosceva al re portoghese le nuove conquiste territoriali, lo autorizzava ad attaccare, conquistare e soggiogare i saraceni, i pagani e altri nemici della fede, a catturare i loro beni e le loro terre, a ridurre gli indigeni in schiavitù perpetua e trasferire le loro terre e proprietà al re del Portogallo e ai suoi successori.
[3] Nel novembre del '75, visitando l’ Indonesia, il presidente USA Ford ed il suo consigliere Kissinger diedero il loro pieno sostegno all'invasione dell’isola di Timor Est da parte delle forze armate indonesiane. Il 31 maggio del '76 il governo Quisling di Timor Est, creato e controllato dalle forze di invasione, approvò una petizione che chiedeva l'annessione all'Indonesia in unione al divieto di insegnamento della lingua locale: genocidio più linguicidio. A proposito di linguicidi: la prima legge approvata dal governo golpista a Kiew nel 2014 fu di  vietare il Russo in Crimea e nel Donbass, coi risultati che conosciamo.

[4] Cfr. L’affermazione cinica del cancelliere del Reich Theobald von Bethmann Hollweg nel 1915 "Il nostro unico obiettivo  è di mantenere la turchia al nostro fianco fino al termine della guerra, non importa se con ciò periscano  o meno degli Armeni” “Unser einziges Ziel ist, die Türkei bis zum Ende des Krieges an unserer Seite zu halten. Gleichgültig ob darüber Armenier zu Grunde gehen oder nicht."

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